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Anziani e tablet: come la tecnologia aiuta a combattere la depressione

Il rapporto tra anziani e tablet può sembrare problematico. Eppure questo dispositivo risulta essere il più popolare tra gli utenti over 75, in primis per le dimensioni del suo schermo, che essendo più grande facilita sia la lettura che la digitazione.

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Ad avvicinare ulteriormente anziani e tablet è intervenuto il nuovo prodotto della casa di Taiwan Acer, il GranPad, che si è recentemente affacciato al mercato della tecnologia. Tale dispositivo è stato studiato appositamente per i non più giovanissimi, pertanto presenta un software estremamente semplice ed un interfaccia essenziale con poche icone intuitive che consentono di svolgere le attività basilari (quali inviare messaggi o effettuare telefonate) in maniera rapida.

Tuttavia, questo prodotto, il quale è attualmente commercializzato solo negli Stati Uniti, non è l’unico ad essere stato pensato ad hoc per la popolazione over 60. Oltre ai tablet per anziani, infatti, sono nate numerose app che possano aiutare i nostri nonni a non dimenticare le loro medicine giornaliere (come Pillboxie) e a tenere sotto controllo il proprio stato di salute (My pain Diary), che facilitino la lettura di testi (Eyereader, Voicereader) oppure che offrano svaghi ed attività per mantenere il cervello in allenamento (Crosswords, Luminosity).

Eppure, mal grado la tecnologia cerchi di diventare sempre più settoriale e di plasmarsi ad immagine dei suoi utenti, la app che continua a venir adoperata maggiormente, anche dai più anziani, continua ad essere Skype, subito seguita da Facebook. E  non è un caso che siano proprio i colossi della comunicazione in rete ad attrarre quella fetta di popolazione per la quale l’isolamento rischia di diventare fatale. In effetti, i dati rivelano che entro il 2020 la depressione sarà per gli anziani la seconda causa di morte dopo l’infarto.

I benefici apportati dalla possibilità di mantenersi in contatto con i propri cari ed inserirsi nella società virtuale sono emersi grazie a studi condotti dalla Mayo clinic in Arizona nel 2012 e dal progetto Ages 2.0, condotto dalla University of Exeter in collaborazione con l’Agenzia sanitaria regionale delle Marche presso la fondazione G. Broddini nel 2014. In entrambi i casi, esperti del settore hanno posto in contatto anziani e tablet, insegnando ad individui di età compresa tra i 60 e i 95 anni, ad utilizzare social network e caselle di posta elettronica. Monitorando i progressi dei nuovi utenti, è emerso che l’insorgere della demenza senile in tali soggetti si riduce al 37%. Infatti, l’utilizzo di un nuovo mezzo e il continuo stimolo fornito dalla rete aumentano le capacità cognitive e mnemoniche del 25%.

Inoltre, l’ingresso degli anziani nel mondo dei social permette loro di sentirsi inseriti in un contesto sociale e li aiuta a prendere maggiore coscienza della propria identità, delle proprie capacità e potenzialità.

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