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Stenosi aortica severa: tecniche per sostituire la valvola aortica

Cos’è la stenosi aortica

La stenosi aortica è una patologia che colpisce la popolazione over 60. Si tratta di un restringimento dell’anulus aortico, ossia una giunzione ventricolo-arteriosa, ed è determinata dal naturale processo di invecchiamento del corpo umano, che progredendo nell’età tende a modificarsi. Se il vostro genitore ha superato i 60 anni e ha già avuto problemi alle valvole cardiache, il rischio che venga diagnosticata questa condizione è più elevato. In Italia, questa è la patologia cardiaca maggiormente diagnosticata nei soggetti over 60. E’ una condizione risolvibile a patto che venga diagnosticata e curata per tempo: in caso contrario, dopo 3 anni dalla sua comparsa è causa di decesso nel 50% dei pazienti.

Questa è la valvola che, di fatto, regola il flusso sanguigno tra il muscolo cardiaco e il resto dell’organismo e nel momento in cui avviene il restringimento si ha un fisiologico aumento del gradiente pressorio, che impone al ventricolo sinistro di aumentare la sistole (quindi la pressione) per continuare a espellere la giusta quantità di sangue. Si tratta di un lavoro di compensazione fondamentale per mantenere l’organismo funzionale ma col tempo, questo lavoro supplementare fatto dal cuore crea un’ipertrofia al miocardio, ossia un ingrossamento della parete.

Stenosi aortica severa: cause, sintomi, evoluzione

Se al vostro genitore è stata diagnosticata una stenosi aortica severa, significa che la patologia è già in uno stato avanzato e l’unica terapia possibile consiste in un intervento di sostituzione della valvola aortica. I sintomi della stenosi aortica in fase avanzata possono essere l’angina pectoris, ossia un forte dolore al petto, sincopi (svenimenti) improvvisi e dispnea, ossia un’apparentemente insensata fame d’aria. Ovviamente, man mano che la valvola si restringe, la patologia si fa più severa fino a quando non avviene l’ostruzione totale della valvola aortica. Se non vi sono patologie congenite o infezioni batteriche che hanno portato alla stenosi aortica, la degenerazione senile della valvola è causata da un accumulo eccessivo di sali di calcio a livello delle cuspidi, che fisiologicamente diventano meno elastiche, ponendo una maggiore resistenza alle contrazioni sistoliche.

Quando la stenosi aortica raggiunge il suo culmine, ossia quando si verifica la completa occlusione della valvola aortica, il rischio di infarti e di arresti cardiaci è molto elevato. Per tale motivo, dopo i 60 anni di età, dovreste consigliare ai vostri genitori di effettuare un controllo cardiaco regolare almeno ogni anno dopo i 60 anni e almeno ogni 6 mesi superati i 65anni, che rappresentano l’età più critica per la comparsa della stenosi aortica.

Il trattamento della stenosi aortica

Nei casi di stenosi aortica lieve, il medico curante può anche non optare per l’intervento, obbligando però il paziente a controlli frequenti per monitorare da vicino la situazione, somministrando nel contempo una terapia farmacologica a base di medicinali ipotensivi e diuretici, che possono essere somministrati per un breve lasso di tempo. Le uniche terapie per la stenosi aortica che hanno un effetto risolutivo della patologia sono gli interventi. L’intervento consiste nella sostituzione totale della valvola aortica compromessa e sono oggi disponibili diverse tecniche, utilizzate dal chirurgo in base alla tipologia di stenosi aortica e alla condizione generale del paziente.

In alcuni casi, si rende necessario l’intervento a cuore aperto: oggi, questa può essere definita come un’operazione di routine, praticata con elevata frequenza, ma ciò non elimina del tutto i rischi che un’operazione del genere può comportare. Tuttavia, l’incisione che viene effettuata è sempre più piccola grazie a un’evoluzione costante delle tecniche di intervento, che ha portato a interventi mini-invasivi che, di fatto, riducono notevolmente il rischio sul tavolo operatorio.

Tuttavia, oltre all’intervento di sostituzione tradizionale, sono previste anche altre tecniche moderne e innovative, ancora meno invasive. Si chiama approccio percutaneo (TAVI) e non prevede nessuna incisione toracica: la valvola viene letteralmente spinta fino al cuore attraverso l’arteria femorale: si pratica una piccola incisione, solitamente all’altezza dell’inguine, e da qui si immette la valvola, che viene rilasciata solo una volta giunti in posizione sul cuore. Questa tecnica è senza dubbio molto meno invasiva ma è tecnicamente più complessa e si adopera di norma nel momento in cui si ritiene che il paziente non sia nelle condizioni di poter reggere e sopportare in maniera ottimale un intervento tradizionale di sostituzione.

Le valvole sostitutive più frequenti sono quelle di tipo meccanico, ossia artificiali e realizzate in carbonio pirolitico. Hanno una durata piuttosto elevata e un’ottima resistenza ma possono anche essere causa della formazione di pericolosi coaguli di sangue. Sui pazienti in età avanzata, però, si è soliti utilizzare le valvole di tipo biologico, ossia costituite dal pericardio bovino o suino. La struttura fibrosa di questi tessuti animali è la più simile a quella umana e i risultati sono pressoché perfetti: sono, ovviamente, meno durature rispetto a quelle meccaniche ma di contro sono completamente biocompatibili e il rischio di formazione di coaguli è pressoché nullo. Considerando il fatto che nei pazienti over 60 il rischio di ictus è elevato a prescindere dalla patologia, con la valvola biologica si evita un ulteriore fattore di rischio.

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