L’Alzheimer modifica il carattere e l’atteggiamento dei nostri cari, rendendoli alle volte aggressivi. Ecco alcuni consigli pratici per gestire gli attacchi di aggressività, fisica o verbale, da parte di malati di Alzheimer

 

Alzheimer e aggressività, purtroppo, vanno spesso a braccetto. Le persone affette da demenza hanno infatti spesso comportamenti aggressivi, sia di tipo fisico sia verbale. L’aggressività verbale può sfociare nell’uso di un linguaggio offensivo, denigratorio o ancora in un uso accentuato del turpiloquio, mentre l’aggressività fisica porta il malato ad aggredire il caregiver.

Fortunatamente, in linea di massima, l’aggressività verbale è più diffusa rispetto a quella fisica. In ogni caso però avere a che fare con forme di aggressività non è mai piacevole, sia per il rischio che comportano, sia per il dispiacere di vedere persone che magari un tempo erano totalmente estranee a queste forme di comportamento agire in modi inusuali e sgradevoli.

In questo articolo capiremo insieme quali sono le cause dell’aggressività nei soggetti affetti da Alzheimer e quali possono essere i rimedi per gestirla. 

Non sono i nostri cari, è l’Alzheimer 

Ciò che è importante sottolineare immediatamente è che è l’Alzheimer a cambiare caratteri e atteggiamenti dei nostri cari: persone solari, docili, garbate e tutt’altro che aggressive durante la loro esistenza possono infatti, a causa della malattia, sviluppare comportamenti aggressivi. È prezioso dunque ricordare sempre che la responsabilità di questo cambiamento è dovuta alla malattia.

Cause dell’aggressività nei malati di Alzheimer

Le cause scatenanti dell’aggressività nei malati di Alzheimer possono essere diverse, ma principalmente sono riconducibili a sentimenti di frustrazione, ansia, agitazione e paura. Cercare di evitare situazioni che possano scatenare questo tipo di emozioni è sicuramente un passo fondamentale nella gestione del malato, con la consapevolezza che ovviamente non è possibile tenere tutto sotto controllo e che, nonostante il nostro impegno, potrebbero comunque presentarsi delle situazioni critiche. 

Come comportarsi durante un episodio di aggressività: cosa evitare e cosa fare

Per riassumere efficacemente il concetto con una frase idiomatica potremmo dire che in caso di un episodio di aggressività è fondamentale “non gettare benzina sul fuoco”. È importante dunque mantenere la calma ed evitare ogni tipo di provocazione. Non diamo vita a discussioni, litigi, non sfidiamo il malato con provocazioni, non deridiamolo, tutte queste reazioni potrebbero peggiorare la situazione. Anche dal punto di vista fisico ci sono dei comportamenti che è fondamentale evitare con pazienti affetti da demenza in preda a un episodio di aggressività, ovvero: trattenere e bloccare con la forza la persona, rispondere fisicamente a un attacco, mettere alle strette la persona riducendo il suo spazio di movimento o metterla con le spalle al muro. 

Ovviamente questo non significa che dobbiamo esporci a possibili rischi per la nostra incolumità: cerchiamo di avere sempre la possibilità di metterci in sicurezza e di avere una via di fuga qualora non riuscissimo a tranquillizzare il malato. 

Nel rapportarsi con il malato è sempre bene tenere a mente che non è il nostro caro a parlare bensì la malattia e di conseguenza cercare di mantenere la calma e il contatto visivo, per provare a nostra volta a calmare il soggetto. Come abbiamo detto la paura può essere una delle cause scatenanti, fornire delle rassicurazioni potrebbe quindi essere un buon modo per gestire la situazione e tranquillizzare il malato. Un’altra tecnica che alle volte può rivelarsi utile è quella della distrazione: distogliere l’attenzione della persona proponendo per esempio un’attività gradita alternativa potrebbe aiutare a ristabilire il controllo della situazione. 

Parliamone con qualcuno

Non scordiamoci di chiedere supporto in caso di necessità. Gestire determinate delicate situazioni può essere causa di stress e paura anche per i caregiver. Se ne sentiamo la necessità non esitiamo a chiedere aiuto e a confrontarci con il medico curante che, all’occorrenza, potrà anche prescrivere dei farmaci.