Accudire i genitori anziani: senso del dovere o gesto d'amore?

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Accudire i genitori anziani: senso del dovere o gesto d’amore?

I genitori anziani rappresentano una nuova sfida per i figli delle ultime generazioni e il rapporto con loro è un costante oscillare tra la gioia più intensa e il dolore più profondo

Un tempo i genitori anziani non esistevano. Se con la mente torniamo anche solo all’epoca dei nostri nonni, incontriamo pochi e sporadici casi di genitori di età veramente avanzata o con la necessità di venir accuditi per lunghi periodi di tempo, a volte addirittura anni.

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Oggi, invece, i genitori anziani sono la norma grazie ai sensibili progressi tecnologici dei quali possiamo beneficiare nella nostra epoca, il che rappresenta una nuovissima sfida per i figli che si trovano improvvisamente catapultati in una vita che non appartiene loro e in una relazione con la madre o il padre che è esattamente il contrario di ciò che hanno sempre vissuto: si ritrovano ad accudire coloro che sono da sempre fonte di protezione e sicurezza.

Questo meccanismo di inversione dei ruoli è spesso all’origine di fortissime crisi psicologiche ed è causa dell’insorgere di un senso insieme di colpa e di inadeguatezza dal momento che si sta affrontando qualcosa al quale non si era minimamente preparati. Tuttavia, per accudire i propri genitori anziani non è necessario essere né degli specialisti, né dei supereroi come dimostrano gli eclatanti casi di Maria Carla Fruttero, figlia dello scrittore Carlo Fruttero, o dell’attrice Hilary Swank, premio Oscar nelle pellicole “Boys Don’t Cry” e “Million Dollar Baby”.

Entrambe queste donne si sono trovate a fronteggiare la malattia dei genitori anziani, ma sia l’una che l’altra hanno tratto insegnamenti oltre modo positivi da questa seppur drammatica esperienza, comprendendo che non è assolutamente per senso del dovere che si accudisce un genitore che si trova in una condizione di fragilità, ma è l’amore più puro che guida ogni gesto, nonché il desiderio di un senso di pace e di serenità che spesso coglie un figlio che si sta preparando al definitivo distacco dal genitore.

Ed è così che si appianano i rancori e si supera lo shock di assistere al declino dei genitori anziani. Per Maria Carla Fruttero, accudire la madre malata di depressione è stato un modo per comprendere quanto indispensabile una figlia possa essere per la propria mamma e quanto amore si possa trasmettere con gesti semplicissimi, come un piccolo regalo o la preparazione del piatto preferito del proprio caro. La scelta di affidare i genitori anziani alle cure di una Rsa, pertanto, non è da giudicarsi negativa se, appunto, si continua ad interessarsi a loro con costanza, facendo loro visita, magari portando una piccola sorpresa.

Sempre Maria Carla Fruttero si è trovata, dopo la morte della madre, a doversi occupare anche del padre, il grande scrittore costretto a letto dalla malattia, ma con la stessa vivace intelligenza di un tempo, che sua figlia è riuscita a stimolare collaborando con lui al suo ultimo definitivo progetto, una raccolta di schede che descrivessero i libri che nella vita dello scrittore erano stati indispensabili, poi pubblicata tre anni dopo la sua morte con il titolo “Da una notte all’altra”. E Carlo dettava le schede mentre sua figlia le trascriveva al computer. Una collaborazione che ha intensificato il loro rapporto e ha permesso a Fruttero di sentirsi vivo fino alla fine dei suoi giorni.

Non un dovere sociale, né un obbligo, dice Maria Carla, solo puro amore e il desiderio di regalare ai suoi genitori anziani affetto, serenità e gioia. Lo stesso bisogno provato dall’attrice Hilary Swank, che ha rifiutato molte offerte e parti per stare accanto al padre, reduce da un trapianto di polmone. Ricchezza e fama sono passati immediatamente in secondo piano di fronte all’esigenza di ristabilire un sereno rapporto con il papà, un tempo burrascoso.

Accudire i genitori anziani è quindi un atto di gratuito amore, spontaneo e sentito, che con tutti i dolori e le difficoltà ripaga di ogni fatica con l’immensa gioia di restituire ciò che per tutta la vita ci è stato dato senza se e senza ma, senza un motivo e senza aspettarsi nulla in cambio.

 

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