L’importante ruolo ricoperto dalla fisioterapia nella riabilitazione anziani è innegabile. Già in passato, infatti, abbiamo trattato questo importante argomento che, grazie all’innovazione tecnologica e alla ricerca, risulta essere in continuo aggiornamento.

Sono sempre numerose le domande che vengono poste a chi offre una cura di tipo riabilitativo /fisioterapico, come la frequenza e la durata della cura, la differenza tra riabilitazione e fisioterapia, la differenza tra le tecniche e gli obiettivi.

Per rispondere a questa esigenza abbiamo voluto approfondire il tema della fisioterapia e dei suoi benefici all’interno della riabilitazione anziani, grazie alla preziosa collaborazione di una fisioterapista delle Cure Domiciliari Mosaico del Gruppo Korian, che ci ha fornito importanti spunti e consigli.

I BENEFICI DELL’ATTIVITÀ FISICA PER GLI ANZIANI

Svolgere attività fisica aiuta a invecchiare bene. A volte bastano infatti piccoli esercizi, da svolgere con l’aiuto di un professionista ma anche a casa da soli, per poter salvaguardare la propria salute. Soprattutto dopo un infortunio o durante una patologia in corso. Ci piace in questo senso condividere con voi un passaggio riportato dalla Fondazione Gimbe, organizzazione che la scopo di favorire la diffusione delle migliori evidenze scientifiche per migliorare la salute delle persone, sulla rivista Evidence:

“L’esercizio fisico determina benefici simili a quelli ottenuti con interventi farmacologici nella prevenzione secondaria di patologie coronariche, nel recupero post-ictus, nello scompenso cardiaco, nella prevenzione del diabete. Anche in patologie meno severe, come il mal di schiena o l’artrosi, il beneficio dell’esercizio fisico sui sintomi e sulla qualità di vita sono rilevanti”.

Una visione che viene promossa e testimoniata anche dall’Istituto Superiore di Sanità, da sempre particolarmente attento sul tema:

 “Le evidenze dimostrano che fare attività fisica regolarmente aiuta a invecchiare bene: aumenta la resistenza dell’organismo, rallenta l’involuzione dell’apparato muscolo-scheletrico e di quello cardiovascolare e anche le capacità psico-intellettuali ne traggono giovamento”.

FISIOTERAPIA E RIABILITAZIONE ANZIANI: I CONSIGLI DI KORIAN

Dopo aver evidenziato l’importanza di svolgere attività fisica all’interno della nostra quotidianità, tanto per il corpo quanto per la mente, vogliamo toccare il tema dei benefici della fisioterapia nel percorso di riabilitazione dell’anziano.

Per farlo abbiamo posto qualche domanda a Cristina Monti, Fisioterapista presso le Cure Domiciliari Korian Mosaico, che ci ha fornito alcuni pratici e interessanti consigli.

Parliamo di fisioterapia per pazienti allettati: quale ha più senso proporre?
“Credo che tutto vada messo in atto nella vita di un anziano con plurimorbilità, pur di non arrivare all’allettamento. Comunque, non andrebbe tenuto a letto 24 ore fermo. Si deve mobilizzare il sistema osteoarticolare, devono essere allungati i tendini così come in generale la muscolatura; che necessita di un minimo di attivazione, in cui è il paziente ad attivarsi, anche solo per cambiare postura nel letto. Si può e si deve poter posizionare il paziente in carrozzina, perché sia agevolata la vita di relazione o il semplice mangiare a tavola. A casa, in centro diurno, in RSA, l’indice indicativo di ‘fragilità’ nell’immaginario collettivo è la mobilità del paziente”.

Approcciando poi nello specifico il paziente con decadimento cognitivo?
“La fisioterapia non migliorerebbe il livello cognitivo di un paziente, ma migliorerebbe le prestazioni motorie: forza, resistenza, forma e tono muscolare; equilibrio nel cammino; tono dell’umore e collaboratività. Non si può pensare che la fisioterapia, che in tal caso non è passiva, ma attiva su imitazione (il paziente si muove se vede l’operatore o altri pazienti svolgere abitudinariamente esercizi) cambi lo stato della patologia neurologica, ma evita decisamente la sedentarietà. La memoria non viene in aiuto, né i tempi di concentrazione, ma un canale attentivo può essere aperto, e tenuto aperto, tramite il movimento programmato. Che non è ‘allenamento’, ma appunto movimento programmato dal terapista”.

Cosa si intende per Riabilitazione?
“Per spiegare cosa si intende per Riabilitazione, mi piace usare la definizione data nel 2014 dall’OMS: ‘’L’attività di riabilitazione è lo strumento essenziale per contrastare le conseguenze funzionali delle patologie e migliorare o mantenere il livello di partecipazione sociale delle persone con disabilità”. Ciò significa che la fisioterapia può diventare strumento funzionale: il paziente comprende il proprio limite, identifica le attività che non riesce più a svolgere, e col fisioterapista impara gli strumenti motori e funzionali essenziali per ovviare al limite. La Riabilitazione ha nelle premesse una conoscenza da parte del paziente dei fatti, di sé stesso, delle possibilità residue da potenziare, una memoria, una capacità di apprendimento, in modo che il programma proposto diventi movimento nel quotidiano. Con tecniche varie e con un crescendo di proposte, ma sempre con collaborazione attiva. Ciò in fondo differisce il riabilitatore fisioterapico dal massaggiatore, o dall’osteopata, che lavorano essenzialmente su parti di corpo: lo fanno certo con competenza e ottenendo grossi risultati, ma ciò è solo una parte dell’approccio riabilitativo”.

Per quello che riguarda invece la riabilitazione con diagnosi di demenza, quali interventi si rendono necessari?
“Sono da prevedersi interventi riabilitativi o riattivativi, svolti in ambito territoriale e non, rivolti a persone con disturbo cognitivo e demenza con finalità di recupero, mantenimento e, ove possibile, potenziamento delle abilità cognitivo comportamentali, psicosociali e funzionali residue. I trattamenti, orientati dalla valutazione multidimensionale e declinati secondo il grado di gravità della malattia, sono finalizzati al raggiungimento e/o mantenimento del più elevato livello di autonomia possibile e al miglioramento della qualità della vita delle persone affette da demenza e delle loro famiglie.”. Questo è quanto è scritto sulle Linee di Indirizzo Nazionali sui PDTA per le Demenze, e non posso che condividerlo. Sostanzialmente, avere a carico un parente con questo tipo di diagnosi, mette in serie difficoltà la vita di tutto il nucleo familiare. Per questo l’insieme dei servizi riabilitativi proponibili, è di notevole conforto e aiuto concreto.

Con quale frequenza/durata è necessario sottoporre i pazienti anziani alle cure fisioterapiche?
“La durata di un percorso fisioterapico è in generale meno impegnativa rispetto a un percorso riabilitativo, in cui l’apprendimento richiede più tempo e più attenzione. La frequenza settimanale in realtà è sovrapponibile, e varia più a seconda di quanto è acuto il problema, di recente insorgenza, piuttosto che storico e in via di cronicizzazione. E’ sempre utile iniziare con una frequenza giornaliera, come accade durante i ricoveri riabilitativi. Per poi ridurre a frequenza bisettimanale o monosettimanale. La durata di un intero percorso è ancora poco standardizzabile: la riabilitazione è ancora scienza in cui dimostrare efficacia è complesso, ma non impossibile. Nel corso degli anni si sta diventando più precisi, a seconda della patologia che ha causato il deficit di mobilità”.

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