Quello tra i pazienti e gli infermieri non è un rapporto normale. È una particolare sinergia che si instaura con il tempo, quando si capisce che gli uni non possono rinunciare agli altri. I pazienti hanno bisogno delle competenze e della capacità di infondere tranquillità dell’infermiere. Quest’ultimo ha bisogno di feedback, spunti, episodi di vita in reparto ed emozioni per accrescere il proprio bagaglio tecnico e culturale.

La fiducia per un infermiere è tutto. È una piccola ma grande conquista, che richiede empatia e capacità di ascolto. Non è semplice, ma è una bellissima conquista: non c’è niente di meglio che vedere l’ospite di una Struttura desideroso di aprirsi e confidare le proprie ansie e insicurezze. Per aiutarsi, insieme.

Oggi affrontiamo il tema del rapporto tra infermiere e paziente con Danilo Reginaldi, che lavora come coordinati dei servizi in una RSA romana del Gruppo.

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Qual è stato il tuo percorso professionale?

Ho conseguito il vecchio diploma universitario nel 1998 per poi lavorare immediatamente nel Policlinico Gemelli di Roma per 3 anni. Dal 2001 lavoro presso la RSA San Giuseppe di Roma dove sono diventato infermiere referente di nucleo. Da 4 anni sono il coordinatore dei servizi, ragione per la quale ho ripreso a studiare per acquisire maggiori conoscenze e competenze. Un percorso che mi sta sicuramente agevolando in quanto sto conoscendo sempre di più ogni aspetto della realtà dove lavoro sia da un punto di vista tecnico – pratico che organizzativo-gestionale”


Lo rifaresti?

“Provengo da una famiglia di infermieri: entrambi i miei genitori e mio fratello svolgono questa professione. Rispondo certamente sì, con la consapevolezza che si tratti di una professione che richiede dedizione, che coinvolge emotivamente e fisicamente e che necessita di continua crescita personale e culturale”


Che rapporto si instaura tra te e gli Ospiti anziani che frequenti e accudisci da tanto tempo?

“È difficile da spiegare perché si tratta di un rapporto che muta con il tempo. Inizialmente vi è diffidenza e rifiuto a farsi accudire, ma se approcciata con professionalità e disponibilità all’ascolto, quella diffidenza iniziale diventa progressivamente fiducia e rispetto


Puoi raccontarci un episodio a cui tieni particolarmente?  

“Mi è spesso capitato di prendere servizio in reparti particolarmente in fermento, con un rumore di fondo più alto del solito, e con campanelli che suonassero per richieste continue. Mi bastava entrare nelle stanze degli ospiti, parlarci 20 secondi, far vedere che fossi lì per loro e senza fare nulla altro il rumore di fondo spariva e le richieste si placavano. In cuor mio ho sempre pensato dipendesse da quel rapporto di fiducia che avevo instaurato nei giorni precedenti”

 

Qual è il valore più significativo che hai sviluppato in questa professione?

“In RSA un aspetto fondamentale è sicuramente l’empatia, la capacità di ascoltare quello che non viene detto, di rispondere ai bisogni prima che questi diventino manifestazioni esplicite. In una sanità sempre più frenetica in cui si sta in ospedale 3 giorni al massimo, questo aspetto sta sempre più venendo meno nei professionisti di oggi”


Qual è invece l’aspetto di te stesso che hai messo con più convinzione in questo lavoro?

“Ho sempre pensato che per essere un buon professionista sia necessario essere sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo da imparare, ricercando nozioni e conoscenze anche da altre professioni, perchè prima o poi serviranno in un modo o nell’altro”


Definisci questa professione con 3 aggettivi.

“Direi impegnativa, gratificante e poco considerata”


Infermieri uomini e infermiere donne. Ci sono differenze?  

“Sicuramente sì! Ci sono sempre differenze tra persona e persona, figuriamoci fra generi diversi. Hanno due approcci diametralmente opposti. Dalla mia esperienza l’uomo è più superficiale ma più lineare e per l’ospite di più semplice “lettura”, mentre la donna è molto più meticolosa e multitasking” 


Reputi sia una professione che consenta di imparare aspetti utili nella vita di tutti i giorni? 

Questa professione ti migliora nella gestione delle difficoltà e dei momenti imprevisti, nella capacità di darsi le giuste priorità, di leggere le emozioni e le necessità di chi ti è vicino”

 

Questa professione ti ha permesso o ti permetterebbe di intraprendere nuove strade?

“La mia è una strada in continua evoluzione: oggi sono un coordinatore dei servizi, sto studiando per crescere culturalmente e professionalmente. I limiti spesso ce li poniamo noi, ma bisogna credere, impegnarsi ogni giorno e avere fortuna di salire sul treno giusto al momento giusto” 


Come è cambiato come il ruolo dell’infermiere negli anni? 

Il ruolo è cambiato tanto, il professionista un po’ meno. Da figura sussidiaria al medico adesso l’infermiere è un professionista al pari dello stesso”


Un tuo pregio e un tuo difetto quando indossi?

Un difetto è che sono molto critico con me stesso, un pregio che mi riconoscono è la capacità di ascoltare e trovare soluzioni” 


Reputi che questa importante Professione possa essere maggiormente considerata dal mondo Istituzionale? 

Mai come in questo momento di crisi la figura dell’infermiere è salita alla ribalta dei notiziari e tutti applaudono agli “eroi”, ma io ricordo che fino a ieri sui TG si sentiva quasi quotidianamente di infermieri aggrediti dai familiari. Non si può essere eroi oggi e tornare bersagli domani”


Guardando indietro, qual è l’episodio del tuo percorso che ricordi con maggiore emozione? 

Il mio primo giorno di lavoro in reparto dopo la scuola infermieri. Ricordo il disorientamento provato dal fatto che fino ad alcuni giorni prima se avessi un problema o un dubbio chiedevo al mio tutor, una volta iniziata l’esperienza professionale chiedevano tutti a me. Quel giorno ho imparato che le risposte si trovano sono nel bagaglio culturale e nell’esperienza maturata”

 

Guardando avanti, invece, cosa ti aspetti da te stesso in questo lavoro?

“Mi aspetto di crescere, diventare un bravo leader e di essere riconosciuto come tale”

 

Potessi lanciare un messaggio a tutti i tuoi colleghi in questa giornata speciale, cosa gli diresti?

“Direi a tutti gli infermieri di non accontentarsi mai, continuando a crescere, pretendendo e meritando l’autonomia. Ricordando ogni giorno di questi momenti difficili in cui tutti ci chiamano eroi, continuando a meritare questo appellativo anche dopo l’emergenza”

 

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